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La debolezza strutturale della sterlina imprime delle pressioni sui Gilt e l’economia.....

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Viktor Nossek, Direttore della ricerca di WisdomTree in Europa


Le aspettative di una hard Brexit che avevano provocato la marcata svalutazione della sterlina l’anno scorso hanno subito un’inversione di rotta poiché il Primo ministro, oggi decisamente più debole e a capo di un governo di minoranza, deve guidare i negoziati per l’uscita dall’UE con una leva/capitale politico inferiori. La Gran Bretagna sembra pronta a maggiori concessioni nei confronti dell’UE rispetto a quanto previsto in precedenza. Philip Hammond, il Ministro delle finanze, ha già dichiarato che il voto a favore dell’uscita dall’Unione europea non mirava a rendere il Paese più insicuro o più povero, sottolineando così l’importanza prioritaria dell’economia rispetto a tutto il resto. Crediamo che l’orientamento adottato dal Tesoro contribuirà a stabilizzare la sterlina nel breve periodo.

Per il prossimo futuro, l’UE riterrà prioritario il consolidamento della stabilità tra i Paesi membri mentre con il Regno Unito inizieranno due anni di negoziati volti a ridefinire le basi di una nuova relazione commerciale. Privare il Regno Unito di alcuni –e presumibilmente importanti- vantaggi economici di cui godeva in qualità di Paese membro è sicuramente un’ipotesi plausibile. A incidere sull’andamento della sterlina sarà soprattutto la perdita dei diritti di passaporto che consentono alle banche e alle compagnie assicurative di vendere servizi finanziari all’UE liberamente e senza stabilire una presenza locale. I servizi finanziari offrono il contributo maggiore al surplus commerciale del Regno Unito. Perdere questi benefici ne comporterà l’inevitabile calo, a meno che l’effetto non venga controbilanciato dal rafforzamento delle esportazioni dovuto al deprezzamento della sterlina. Tuttavia, poiché l’attività economica britannica si basa in misura preponderante sul settore dei servizi, assisteremo probabilmente a un ampliamento, e non a una riduzione, del disavanzo commerciale nei confronti dell’UE.

L’eccessiva dipendenza dell’economia britannica dai capitali esteri, non solo per finanziare il deficit commerciale ma anche per finanziare la spesa pubblica in disavanzo e sostenere la fiducia in un mercato immobiliare già sostenuto, incoraggia le debolezze strutturali della sterlina. Ciò lascia la politica monetaria della Banca d’Inghilterra (BoE) su posizioni attendiste da “colomba”.  Le pressioni inflazionistiche indotte dai costi delle importazioni dopo la marcata svalutazione della sterlina hanno provocato il netto indebolimento del potere di spesa dei consumatori alimentato dal debito per il resto del 2017, in un contesto in cui probabilmente non si verificheranno aumenti salariali. Pertanto, eventuali irrigidimenti da parte della BoE saranno presumibilmente tardivi, visto che il ribasso dei prezzi di energia e alimentari allenterà ancora le pressioni inflazionistiche. Le miti aspettative sull’inflazione di lungo periodo suggeriscono che i Gilt difficilmente soccomberanno a significative pressioni, poiché anche con l’aggiustamento dell’inflazione, i rendimenti dei Gilt a lunga scadenza sono negativi. Tuttavia, i Gilt dovranno affrontare maggiori pressioni nel caso in cui la sterlina continui a indebolirsi o ceda all’aumento della volatilità.  A nostro avviso, il declino del forte interesse degli investitori esteri per i Gilt, che nel periodo dal 2010 a oggi ammontavano a 237 miliardi di sterline di acquisti netti (nonostante gli investitori britannici abbiano riscattato 116 miliardi di sterline nello stesso periodo), rappresenterà motivo di grande preoccupazione per i titoli sovrani britannici nel lungo periodo.

Per ciò che concerne le asset class del Paese riteniamo che il segmento azionario UK nel suo complesso sia il meno penalizzato. Probabilmente le large cap assorbiranno meglio delle mid e small cap i due anni o più di negoziati necessari a una soft Brexit, insieme ai crescenti squilibri strutturali causati dal deficit gemello del Regno Unito. Un contesto d’inflazione potenzialmente più elevata e volatile favorirebbe anche i titoli azionari ad alto dividendo e le strategie incentrate sul reddito.

 

Fonte: ETFWorld.it

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