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20/02/07 Panorama sui Mercati Obbligazionari – Union Investment

PANORAMICA SUI MERCATI AZIONARI E OBBLIGAZIONARI MONDIALI
analisi dell’Ufficio Studi di Union Investment

 

I titoli indicizzati all’inflazione

Il tasso di inflazione europeo, in dicembre, ha segnato l’1,9%, ovvero al di sotto del livello di riferimento fissato dalla BCE. Questo valore potrebbe modificarsi entro la primavera del 2007 quando l´aumento dell’IVA in Germania, unito a un possibile aumento del prezzo del petrolio influenzeranno il livello dei prezzi. Questi due fattori non sembrano però incidere sulle aspettative di inflazione a lungo termine. La cosiddetta “Breakeven-Inflation“, intesa come differenzale di rendimenti dal tasso di interesse nominale delle obbligazioni con la stessa scadenza, é leggermente diminuita e attualmente ammonta a poco più del 2%. Gli operatori di mercato attribuiscono alla BCE grande competenza in materia di inflazione riconoscendole la capacità necessaria per combattere adeguatamente eventuali tendenze inflazionistiche.
L´aumento dei rendimenti di inizio gennaio deve essere ricondotto alla crescita degli interessi reali che riflettono i recenti dati macroeconomici favorevoli. Le Inflation-Linked-Notes (obbligazioni che offrono protezione contro l´inflazione) hanno subìto perdite parallelamente alle obbligazioni tradizionali dimostrando chiaramente che i Linkers, pur offrendo una protezione contro un aumento dell’inflazione (e quindi limitando il pericolo di perdita in termini di rendimento) non offrono però protezione rispetto a un aumento dei rendimenti sul segmento obbligazionario tradizionale.

Le obbligazioni societarie

Il segmento delle obbligazioni societarie ha mantenuto un andamento solido anche nel primo mese del 2007. I differenziali di rendimento, in relazione alla bassa volatilità, sono rimasti a un livello basso o sono addirittura leggermente diminuiti come, ad esempio, nel segmento “High-Yield”. La debolezza che ha interessato le emissioni corporate è da attribuire al rialzo dei rendimenti che ha comunque pesato sull’intero mercato obbligazionario. Fortunatamente le obbligazioni societarie hanno però beneficiato di dati societari trimestrali positivi. Gran parte delle società ha infatti registrato una crescita degli utili. Inoltre, l´attività relativa a nuove emissioni è stata modesta. Tra i pochi gruppi che hanno deciso nuove emissioni per volumi importanti segnaliamo il gruppo automobilistico tedesco BMW e la societá di telecomunicazioni spagnola Telefonica. Importanti emissioni anche nel settore finanziario.
Nell’intero segmento, sono stati i titoli High Yield a concentrare su di sè la maggiore attenzione. I segmento è stato infatti, l sostenuto dalla maggiore propensione al rischio da parte degli investitori e dal basso tasso di defaults. Più complessa la situazione nell’ambito dei cosiddetti titoli “Investment grade”, per i quali fattori di rischio come le fusioni e le acquisizioni hanno spesso provocato ampliamenti degli spreads. Tuttavia, se si considera che recentemente sono falliti o si sono interrotti alcuni tentativi di acquisizioni (MAN/Scania oppure E.on/Endesa), il potenziale di ampliamento degli spreads dovrebbe essersi già esaurito. Attualmente il principale fattore di rischio è invece rappresentato dall’andamento dei rendimenti nel segmento di riferimento del Benchmark, cioè il segmento dei titoli governativi, in quanto gli attesi aumenti dei tassi di interesse riducono la relativa “convenienza” dei prodotti “spreads”.

Le obbligazioni dei Mercati Emergenti

Nel mese di dicembre, i differenziali di rendimento delle obbligazioni dei mercati emergenti non hanno registrato forti deviazioni dal mercato (rappresentato dall’indice JP Morgan EMBI+), offrendo, rispetto ai titoli governativi americani, solamente 170 punti base. Ciò esprime chiaramente la situazione economica favorevole in cui si trovano i paesi emergenti i quali sembrano migliorare i rispettivi livelli di indebitamento. Tuttavia, a causa del generale rialzo dei rendimenti, anche questa tipologia di obbligazioni ha subìto lievi perdite all’inizio del 2007, in un contesto reso ancor più complicato dal venire meno di speculazioni da parte degli operatori su eventuali tagli dei tassi da parte della Fed.
Le uniche note negative che guastano il positivo contesto generale provengono dagli investitori. Nel centro America, e in particolare per quanto riguarda Venezuela ed Ecuador, bisogna tener presente che  il presidente venezuelano Chavez ha annunciato un ampio programma di ristrutturazione industriale caratterizzato dalla privatizzazione di imprese industriali di importanza cruciale per l´economia locale. I titoli governativi venezuelani, di conseguenza, hanno perso oltre il 3% in seguito ai timori di una futura inaffidabilità del quinto esportatore petrolifero mondiale (Petroleos de Venezuela). Non sono però ancora previsti rischi reali circa la solvibilità e la capacità di rimborsare le emissioni da parte del paese sudamericano. Più critica appare invece la situazione per gli investitori in titoli obbligazionari ecuadoriani. Il nuovo presidente Correa è intenzionato ad attuare importanti riforme finanziarie che potrebbero far sorgere rischi di insolvenza per i creditori. L’agenzia Fitch ha di conseguenza ridotto il Rating sull´Ecuador a “CCC“ e immediatamente sia il mercato obbligazionario che la valuta locale hanno subìto forti perdite. Fortunatamente i fatti legati a questi due paesi sembrano non avere contagiato gli altri paesi emergenti del continente sudamericano, a dimostrazione di una crescente attenzione e selezione nell’analisi da parte degli investitori, che porta anche a una maggiore decorrelazione tra le diverse aree del settore obbligazionario dei mercati emergenti.
Fonte: ETFWorld – Union Investment 

 

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