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BNP Paribas A.M. : Economia circolare: e se i prodotti di oggi divenissero le risorse di domani?

#bnpparibasBNP Paribas A.M. : L’economia detta “lineare”, caratterizzata dalla catena “estrarre – fabbricare – consumare – smaltire”, è un modello ormai superato poiché attinge alle riserve di risorse naturali non rinnovabili, produce rifiuti e inquina; tali fattori hanno conseguenze gravi sugli esseri viventi e sull’ambiente.

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Articolo a cura di Sabrina Principi Head ETF & Index solutions BNP Paribas AM Italy


Dall’economia lineare all’economia circolare

Pertanto, l’economia circolare è un’alternativa che offre svariate opportunità. Il principio è semplice: l’uso delle risorse non rinnovabili è limitato a ogni livello della catena di produzione e i rifiuti sono riciclati per diventare materie prime di nuove filiere produttive. È un sistema ad anello che tende alla riduzione, se non addirittura alla totale eliminazione dei rifiuti.

Nel 2002, Michael Braungart e William McDonough hanno definito i principi fondamentali della teoria detta “Dalla culla alla culla” o C2C, dall’inglese “Cradle to cradle”. Le parole chiave sono: condivisione, noleggio, riutilizzo, riparazione, rinnovo e riciclaggio dei materiali all’infinito. Ciò implica, inoltre, il prolungamento della durata di vita dei prodotti, la lotta contro l’obsolescenza programmata, la salvaguardia delle risorse naturali mediante la limitazione della loro estrazione e la riduzione massima dei rifiuti. L’altro pilastro del modello economico circolare è l’economia della funzionalità. L’intenzione è quella di spingere i consumatori ad acquistare esclusivamente i servizi offerti da un prodotto piuttosto che il prodotto stesso. Ad esempio, si invita ad affittare una lavatrice presso un produttore di elettrodomestici piuttosto che ad acquistarla. Idem per le automobili: si incoraggia il noleggio al posto dell’acquisto, pratica già esistente sottoforma di car sharing. Dal 2009, la fondazione Ellen MacArthur, vera e propria promotrice del concetto, riunisce le iniziative nell’ambito dell’economia circolare e delle sue varie correnti di pensiero.

I tre grandi principi dell’economia circolare

L’economia circolare è imperniata su tre principi costitutivi:

– in primo luogo la salvaguardia delle risorse naturali mediante l’utilizzo limitato di materie prime al fine di tutelare l’equilibrio tra risorse naturali e sviluppo economico

– dopodiché l’ottimizzazione del rendimento delle risorse, grazie a un nuovo modello di progettazione dei prodotti incentrato sui servizi offerti dal prodotto e non sulla proprietà del prodotto stesso (noleggio/leasing o condivisione/scambio)

– da ultimo l’adozione di metodi di produzione e di consumo più virtuosi

Il modello economico circolare è foriero di molte speranze e suscita l’interesse di un numero sempre crescente di piccole, medie o grandi imprese. L’economia circolare va ben oltre l’applicazione dei criteri ESG* e si inserisce, inoltre, nell’ambito di diversi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, OSS) adottati da 193 Paesi delle Nazioni Unite nel 2015, quali ad esempio:

– l’obiettivo 7 sull’accesso per tutti alle energie rinnovabili

– l’obiettivo 11 che mira a rendere città e comunità sostenibili

– l’obiettivo 12 sulla produzione e il consumo sostenibile

– l’obiettivo 13 sulla lotta ai cambiamenti climatici

– gli obiettivi 14 e 15 che invitano alla protezione della fauna e della flora acquatiche e terrestri.

* ESG= criteri ambientali, sociali e di governance

Quali forme assumono le iniziative di economia circolare?

Vediamo alcuni progetti già avviati:

L’Oréal1 ha intrapreso una politica di packaging responsabile fondata su 3 pilastri, definiti le “3 R”: Rispettare, Ridurre e Rimpiazzare; tre delle sue fabbriche di produzione sono ormai “secche” (tutta l’acqua utilizzata a fini industriali è riciclata illimitatamente).

– L’86% degli imballaggi del gruppo Danone1 è riciclabile, riutilizzabile o compostabile. Il 100% sarà raggiunto nel 2025[1]. L’obiettivo è altresì quello di ridurre l’uso di materie prime dette “nuove” nella produzione di imballaggi e di sostituirle con un numero crescente di materie prime riciclate.

Nike1 produce, dal 1992, un materiale denominato Nike Grind, ottenuto dal riciclaggio di sneakers e di capi invendute. Nike Grind permette la produzione di nuove calzature nonché di materiali per superfici sportive dalle prestazioni molto elevate (piste da corsa, pavimenti di palestre, terreni di gioco, tappetini, ecc.), realizzati in collaborazione con atleti di alto livello. Nel 4° trimestre del 2018, il 99,9% dei rifiuti provenienti dalla produzione di scarpe Nike è stato riciclato o trasformato in risorse energetiche4.

IBM1 lavora alla creazione di una “piattaforma di gestione intelligente dei rifiuti”, che raccolga ed elabori in modo efficace le informazioni complesse ed eterogenee che circolano in un processo di valorizzazione dei rifiuti: dati demografici, raccolta dei rifiuti, informazioni finanziarie, climatiche o relative alle condizioni di circolazione. I big data e l’intelligenza artificiale sono dunque necessari per l’ottimizzazione del trattamento delle informazioni.

Sono sempre più numerosi gli esempi industriali di successo. È impossibile citarli tutti, ma questi casi permettono di comprendere la portata in termini di potenziale di redditività aggiuntiva per gli azionisti di queste aziende.

Analizzare le cause della produzione di rifiuti, dell’obsolescenza programmata e del ricorso sistematico alle risorse naturali nei processi di produzione è il presupposto per una migliore comprensione dell’economia circolare e il conseguente sviluppo di una vera e propria consapevolezza all’interno delle varie aziende. I malfunzionamenti rilevati qua e là devono sfociare in una riflessione volta a trovare soluzioni alternative per quanto riguarda i modelli di produzione e di consumo. Ad esempio, Danone1 mette in evidenza l’impatto negativo della pellicola di plastica utilizzata per imballare le casse d’acqua. Pertanto, il gruppo è alla ricerca di una soluzione tecnica che porti alla totale eliminazione di tale pellicola e che permetta ai consumatori di trasportare facilmente 6 bottiglie d’acqua. Una volta trovata questa soluzione tecnica, Danone si affretterà ad adottarla. È probabile che i concorrenti di Danone nel settore dell’acqua adotteranno la stessa iniziativa.

Si assiste in tal modo alla diffusione delle buone prassi dell’economia circolare. Da qui il concetto di “comportamenti virtuosi”. In alcuni casi, modificare le procedure è molto più complesso ed è necessario ripartire dalla progettazione di un prodotto per renderlo economicamente circolare. Si parla allora di “ecodesign”. Ad esempio, IBM1 lavora alla progettazione di un PET (polietilene tereftalato) derivante dal riciclaggio di plastica di diverse fonti.

Qual è la situazione a livello normativo?

Al momento, l’economia circolare è ufficialmente riconosciuta dalla legge francese relativa alla transizione energetica per una crescita green (Transition Energétique pour la Croissance Verte, LTECV) del 2015. A tal proposito, la Francia sta preparando un progetto di legge volto a limitare lo spreco, sensibilizzare gli imprenditori alla trasformazione dei modi di produzione, informare i consumatori e migliorare la raccolta dei rifiuti per contrastare la nascita di discariche a cielo aperto. Presentato in sede di Consiglio dei ministri quest’estate, sarà discusso in Parlamento il prossimo autunno.

Il 4 marzo 2019, la Commissione europea ha adottato un piano d’azione per contribuire alla transizione verso un’“economia circolare”. In quanto tali, le tematiche e i principi dell’economia circolare sono da includere in una politica di investimento sostenibile. Danno luogo a consigli che consentono di definire con precisione i progetti che rientrano effettivamente nell’ambito dell’economia circolare. La prossima ondata di incentivi normativi potrebbe scaturire dalla revisione della direttiva MiFID II o ancora dalla prossima MiFID III. L’ESMA, l’ente regolatore europeo, avvia regolarmente delle consultazioni per compiere passi avanti nell’ambito della tassonomia degli investimenti sostenibili. Il suo scopo è quello di fornire alla Commissione Europea gli strumenti necessari per affrontare le prossime tappe normative.

Un concetto chiaro, ma ancora troppo recente

Del resto, bisogna tenere a mente che le esigenze di finanziamenti sono numerose e che lo sviluppo dell’economia circolare può scontrarsi con vari ostacoli. Ad esempio, una delle principali sfide è il riciclaggio: nel 2018, il volume di plastica riciclata in Francia è aumentato “soltanto” del 12% rispetto all’anno precedente5. Si tratta di un dato nettamente inferiore agli obiettivi prefissati dai governi e dalle autorità nella legge sulla transizione energetica del 2015. La responsabilità è condivisa e interessa anche (e soprattutto) i cittadini che non hanno ancora preso l’abitudine di effettuare la raccolta differenziata. La difficoltà del trasporto di un elettrodomestico in discarica per effettuarne il riciclaggio e il costo ancora troppo elevato di quest’ultimo costituiscono degli ulteriori freni allo sviluppo dell’economia circolare.

In generale, tale circolarità interessa la maggior parte dei settori industriali. I più sensibili alla tematica sono il segmento dell’edilizia, le miniere e le acciaierie, i costruttori di automobili, i provider nel campo delle telecomunicazioni e l’industria tessile. Il vantaggio di adottare tale strategia circolare è la riduzione del costo delle materie prime. Infatti, una materia prima riciclata si rivela spesso meno costosa, in particolare poiché non è più soggetta alle variazioni del prezzo di mercato. Non è più interessata dalla rarità iniziale in quanto è immessa nuovamente nel sistema di produzione nel momento in cui è riciclata. Questa nuova catena di approvvigionamento di materie prime comporta dunque un abbassamento dei costi di produzione. In tal modo, la “ri-produzione” di parti e accessori di automobili è meno cara del 30-50% rispetto alla produzione di nuovi componenti e genera il 70% in meno di rifiuti6. Ma ciò richiede di rivedere i processi di progettazione (ecodesign) e assistenza (riparazioni, smontaggio) e si traduce in altrettanti progetti di investimento e bisogni di finanziamento rivolti agli investitori.

Ma il trend ha attecchito

Riassumendo i punti essenziali dell’economia circolare, siamo in presenza di un importante trend in piena espansione:

– utilizzare i vecchi prodotti tipicamente destinati alla discarica per produrne di nuovi, limitando il più possibile il ricorso alle risorse naturali

– ridurre al minimo la produzione di rifiuti

– prolungare la durata del ciclo di vita dei prodotti facilitando il ricorso a pezzi di ricambio

– raccogliere i rifiuti plastici per immetterli nuovamente nel ciclo di produzione

– ottimizzare la gestione delle risorse naturali

– ridurre i costi di produzione utilizzando materie prime riciclate

– invitare consumatori e imprenditori appartenenti a settori solitamente oggetto di controversie ad adottare comportamenti sempre più virtuosi

– stimolare una sana competizione settoriale tra gli operatori industriali per proporre progetti sempre più virtuosi e redditizi

Agire come consumatore, ma anche come investitore

Gli investitori possono prendere parte a questa svolta che consolida i modelli di business delle società che naturalmente o indirettamente rientrano nel campo dell’economia circolare. Queste società generano uno sviluppo economico sostenibile e diminuiscono i rischi associati alla mancata presa in considerazione delle sfide ambientali (riserve di risorse naturali non rinnovabili, inquinamento, ecc.).

Gli investitori hanno dunque a disposizione una nuova fonte di diversificazione patrimoniale. Tra i veicoli d’investimento disponibili in materia di economia circolare, si annovera il primissimo ETF7 al mondo dedicato alla tematica: questo fondo BNP Paribas Easy è quotato in borsa e costituito secondo una solida metodologia. Lo strumento investe in un universo azionario internazionale e offre un’esposizione alla performance di un indice composto da 50 aziende di diversi settori di attività, selezionate per la loro adesione all’economia circolare o le loro iniziative in questo ambito.


1 Fonte: maggio 2019 https://www.danone.com/fr/impact/planet/packaging-positive-circular-economy.html

4 Fonte: rapporto Nike 2019 https://s3-us-west-2.amazonaws.com/purpose-cms-production01/wp-content/uploads/2019/05/20194957/FY18_Nike_Impact-Report_Final.pdf

5 Fonte: aprile 2019 L’USINE NOUVELLE

6 Fonte: The Daily Finance Aprile 2019

7 Exchange Traded Fund: fondo indicizzato quotato


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Fonte: BNP Paribas A.M.

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