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Gran Bretagna, la svolta economica rinfranca azione del governo

Economia torna a crescere a ritmo sostenuto
Prova di forza dell’economia d’oltremanica. La tanto attesa accelerazione della congiuntura si è materializzata nei tre mesi da aprile a giugno con una crescita trimestrale
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dello 0,7 per cento rispetto al +0,3% dei primi tre mesi dell’anno. Il sostegno principale arriva dal settore dei servizi con un contributo dello 0,5% alla crescita del Pil. Le previsioni per la restante parte dell’anno sono di un’ulteriore accelerazione con un ritmo di crescita che dovrebbe andare oltre l’1% t/t. In tal senso vanno le indicazioni arrivate dall’indice Pmi manifatturiero della Gran Bretagna salito più del previsto a 57,4 punti ad agosto contro i 54,8 punti del mese precedente.
Indicazioni dalla congiuntura che danno sponda alla politica economica portata avanti dall’esecutivo guidato da David Cameron che ottiene i primi risultati dopo le forti critiche avanzate dall’opposizione per l’eccessiva attenzione a rimettere in sesto i conti pubblici. “La discesa economica è stata peggiore di quanto pensassimo e per ripartire ci è voluto ancora più tempo di quello che speravamo – ha rimarcato nei giorni scorsi il ministro delle finanze della Gran Bretagna, George Osborne – ma abbiamo tenuto i nervi saldi quando molti ci dicevano di abbandonare il nostro piano”. Ritorno a una crescita vigorosa che permette a David Cameron di guardare con maggiore ottimismo alle prossime scadenze (le elezioni politiche sono in programma nella primavera del 2015).

Svolta stile Fed per la Bank of England
I mesi estivi hanno visto oltremanica anche l’importante cambio di guardia alla Bank of England con Mark Carney al posto di Mervyn King. L’ex governatore della Bank of Canada ha apportato sostanziali novità nella strategia di politica monetaria. Una svolta stile Federal Reserve con l’indicazione di una guidance sui tassi e la fissazione di un obiettivo preciso di disoccupazione da raggiungere prima di mettere mano al costo del denaro. L’istituto centrale britannico intende lasciare i tassi al minimo storico dello 0,5%, a cui stazionano dal 2009, almeno fino a quando la disoccupazione non scenderà sotto il 7% (attualmente è al 7,8%). Stando alle previsioni contenute nell’Inflation Report questo non accadrà prima del terzo trimestre 2016. “La disoccupazione non è un obiettivo – ha rimarcato Carney – ma è un buon indicatore sintetico per capire quando potranno essere tolte le misure di stimolo monetario”. La Bank of England si mostra abbastanza ottimista sugli sviluppi economici e vede per i prossimi due anni una crescita economica nell’ordine del 2,6% rispetto al +2,2% indicato a maggio. Il ritorno dell’inflazione sotto il target del 2% è invece atteso nel terzo trimestre del 2015. Revisione al rialzo delle stime di crescita anche da parte dell’Ocse che vede un +1,5% quest’anno rispetto al +0,8% precedentemente stimato.

Vodafone fa la voce grossa tra le big della City
La Borsa londinese, nonostante il dietrofront di agosto, mantiene un saldo 2013 ampiamente positivo (+10,8% per l’indice Ftse 100). Nelle ultime settimane a tenere banco è stato il settore delle telecomunicazioni con Vodafone che ha portato a +36% il suo guadagno da inizio anno in scia alla conclusione dei lunghi negoziati per il mega-deal Vodafone-Verizon che porterà all’uscita del colosso britannico dal mercato statunitense. Verizon salirà al 100% del capitale di Verizon Wireless e l’accordo produrrà un ritorno per gli azionisti Vodafone di 84 miliardi di dollari, di cui 23,9 miliardi cash.

 

Fonte: RBS

 


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