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Fugnoli Alessandro Kairos Il rosso e il nero

Il Rosso e il Nero I Neofrugali

Il Rosso e il Nero : Quando  una  recessione  finisce,  uno  dei  motori principali  della  ripresa  è  la  domanda  arretrata. Il classico esempio è l’automobile …

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Alessandro Fugnoli – Kairos Partners SGR – Il Rosso e il Nero


Se è vecchia e malmessa,  in  tempi  normali  la  si  cambia.  Se però  il  posto  di  lavoro  diventa  incerto  si  tiene quella   vecchia,   spendendo   al   massimo   per qualche    riparazione.   

Quando    la    recessione finisce,  alla  domanda  ordinaria si  somma  quella di chi ha rinviato l’acquisto e le vendite di auto si  impennano.  Il  risultato  è  che  le  vendite  sono più  alte  nei  primi  due  anni  di  ripresa  che  nei successivi.

Ora  dobbiamo  capire  se  con  Covid  è  ancora  così  e  la  risposta  non  è scontata. Mesi di confinamento domiciliare per molti e di città vuote e negozi chiusi per  quelli  che  hanno continuato  ad andare  al lavoro  hanno creato un cambiamento  psicologico  che  si  unisce  al  permanere  di  un  disagio  legato  ai rischi di contrarre il virus.

Questo cambiamento è in parte un intorpidimento e in parte l’acquisizione di una nuova frugalità relativamente ai consumi meno necessari.

Non è, si noti, una frugalità a sfondo ideologico o moralistico e non è dovuta  solo  a  vincoli  economici,  perché  coinvolge  anche  chi  questi  vincoli può  permettersi  di  non  sentirli.  È  un  comune  sentire  che  ci  si  comunica  gli uni con  gli  altri  senza  particolare  enfasi. 

Se  siamo  circondati da  persone  che quest’anno  non  andranno  in  vacanza  o  faranno  una  vacanza  sobria, troveremo naturale farlo anche noi e non ci peserà più di tanto.

I dati sui consumi in Cina e in America sembrano confermare questa idea. In  Cina,  benché  a  un  certo  punto  l’epidemia  sia  stata  dichiarata ufficialmente  e  solennemente  conclusa,  non  c’è  stato  nessun  momento  di euforia,  la  domanda  arretrata  si  è  manifestata  per  meno  di  un  mese  e  i consumi,  in  generale,  continuano  a  essere  sotto  al  livello  precedente  la  crisi.

Il  governo  ha  cercato  di  incentivare  la  ripresa  dei  consumi  imponendo  ai centri   commerciali   di   rimanere   aperti   anche   di   notte   e   autorizzando chiunque  a  posare  uno  straccio sul  marciapiede  e  a  venderci  sopra  qualsiasi cosa, ma queste politiche dell’offerta non hanno avuto particolare successo nell’attirare la domanda. La causa strutturale è che la Cina ha raggiunto il limite di quello che possono fare le politiche dell’offerta e deve decidersi a stimolare  i  consumi  privati  (e  non  solo  gli  investimenti  pubblici),  ma  è sicuramente   presente   anche   il   nuovo   senso   di   frugalità   di   cui   stiamo parlando.

In  America  il  fenomeno  è  ancora  più sorprendente.   Da   due   decenni   circola   tra   gli economisti   e   nei   mercati   una   massima.   Mai sottovalutare  il  consumatore  americano  e  la  sua voglia  di  spendere. 

Questa  massima  fu  coniata nel 1998, quando il mondo si trovò sull’orlo di una    recessione    globale    e    fu    salvato    dalla insaziabile  propensione  al  consumo  degli  Stati Uniti.

Questa  volta  però  qualcosa  si  è  inceppato, almeno  per  il  momento.  Gli americani   risparmiano   come   non   hanno   mai   fatto  e   non   mostrano   un particolare  desiderio  di  tornare  a  spendere.  Jefferies  ha  commissionato  un sondaggio  tra  i  consumatori  e  tra  le  tante  cose  interessanti  una  balza all’occhio.

Mentre in maggio, quando il momento di massima preoccupazione per Covid era già alle spalle, il 52 per cento aveva comunque deciso di passare a  casa  le  vacanze  estive,  oggi  (il  sondaggio  è  recentissimo)  la  percentuale  è addirittura salita al 60.

Con  questo  non  intendiamo  dire  che  la  ripresa  non  ci  sarà  o  che  sarà particolarmente  lenta. 

Vogliamo  solo  dire  che  sarà  graduale  e  che  non ripristinerà il mondo di prima ma ne produrrà uno in parte diverso.

La ripresa  sarà  graduale  anche  se  ci  sarà un  vaccino  in  tempi  brevi.  I mercati pensano al vaccino come soluzione miracolosa che porrà fine alla crisi una  volta  per  tutte.  Le  cose  però  saranno  più  sfumate. 

Ci  saranno  molti vaccini    in   competizione.    Ci    sarà   confusione    sugli    effetti    collaterali, sull’efficacia e sulla durata della copertura. Molti vorranno aspettare.

D’altra parte la ripresa avverrà su direttrici diverse rispetto a quelle pre-Covid. Stare in casa può avere tolto la voglia di comprare l’ennesimo capo di abbigliamento solo perché è di moda ma ha fatto venire voglia di sistemare la cucina  e  di  comprare  un  nuovo  armadio. 

Vedremo  di  nuovo  i  consumi,  ma saranno   orientati   verso   beni   durevoli   e   utili.   Ci   sarà   meno   voglia   di ostentazione o, semplicemente, di autogratificazione .

La  gradualità  della  ripresa  significa  che  governi  e  banche  centrali  non abbandoneranno  presto  le  politiche  di  sostegno  e  tenderanno  al  contrario  a prolungarle   e   a   espanderle.   La   Lagarde   ha ribadito  oggi  che  gli  acquisti  di  titoli  della  Bce continueranno comunque, anche se la situazione dovesse    visibilmente    migliorare,    per    tutto quest’anno e per buona parte del prossimo.

Per i mercati,  tanto  obbligazionari  quanto  azionari, questa,    insieme    a    conferme    analoghe    che arrivano da ogni parte del mondo, è un’ottima notizia.

Chi  investe  dovrà  però  prestare  attenzione  ai cambiamenti  di  orientamento  nei  consumi.  Il  lusso,  i viaggi esotici e le cene al ristorante non scompariranno e  un  giorno  torneranno  a  rifiorire,  ma  per  qualche tempo  la  loro  offerta  risulterà  eccessiva  rispetto  alla domanda. 

Qualcuno  dovrà  uscire  di  scena  e  sarà  bene non  averlo in portafoglio.  Comprare  ai prezzi bassi di oggi chi sopravvivrà sarà per contro un buon affare.

Venendo  al  breve,  i  mercati  azionari  sono tornati  sui  massimi  post-Covid  di un mese fa con un recupero più ragionato e convincente.

Ci sono bolle evidenti, ma  sono  molto  circoscritte.  Gran  parte  dell’azionario  ha  valutazioni equilibrate e in alcuni casi anche depresse.

La modesta debolezza del dollaro è dovuta più ai meriti delle altre valute che ai demeriti dell’America. La forza dell’euro riflette un’Europa che ha reagito alla crisi meglio di quanto si potesse pensare. L’ultima volta che i mercati si invaghirono dell’Europa fu nel 2017, dopo le presidenziali francesi.

Allora si trattò  di  illusioni,  oggi  c’è  una  realtà  positiva  che,  più  che  nei  fin troppo enfatizzati programmi paneuropei, è visibile nei piani nazionali, per una volta solidi e corposi, in particolare in Germania e in Francia.

Fra  un  anno  a  quest’epoca,  probabilmente,  qualche  società  quotata  sarà uscita  di  scena  ma  le  borse  nel  loro  complesso  saranno  sopra  i  livelli  attuali  e avranno  fatto  segnare  nuovi  massimi. 

La  seconda  metà  del  2020  sarà  di consolidamento,  ma  sarà  bene  attraversarla  rimanendo  investiti  in  attesa  di una ripresa del rialzo.

a cura di: Kairos Partners SGR SpA.

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