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Intervista a Antonio Sidoti, Italian Sales Executive presso Boost Etp

ETFWorld: L’anno 2013 si è chiuso con risultati molto interessanti per gli emittenti di ETP, ed il nuovo anno si è aperto con delle prospettive anche più brillanti. Per BOOST ETP come è stato l’anno appena…


Contributo di Antonio Sidoti, Italian Sales Executive presso Boost Etp


14 Aprile 2014

ETFWorld – Riproduzione Vietata in ogni forma anche parziale


trascorso e quali sono le vostre aspettative a livello globale?

Antonio SidotiIl 2013 e’ stato un anno chiave per Boost ETP, soprattutto in relazione al mercato italiano. Alla fine di ottobre 2013, infatti, abbiamo quotato la nostra prima piattaforma in Borsa Italiana, permettendo agli investitori di investire per la prima volta in materie prime e azioni attraverso Exchange Traded Product long e short a leva tripla. A livello globale, manteniamo la nostra mission che e’ quella di lavorare su strumenti innovativi e di qualita’ nell’ottica di offrire al mercato nuove opportunita’ di investimento che possano essere utili anche  e soprattutto per implementare strategie di portafoglio.


ETFWorld: Il 31 Ottobre 2013 BOOST ETP ha debuttato nel mercato italiano con la quotazione di 8 ETP, e nell’arco di pochi mesi avete già raggiunto il numero di 20 strumenti quotati su Borsa Italiana. Da subito il mercato ha risposto con interesse alla vostra piattaforma di prodotti. Quali sono le vostre valutazioni riguardo a questo primo periodo ed all’intero anno in corso?

Antonio Sidoti: ‎Guardando agli anni passati, posso dire che il settore degli Exchange Traded Product (ETP) e’ molto sensibile a quelle che possiamo definire “focalizzazioni di qualita’”.  Noi, siamo focalizzati solo su prodotti short e leverage dato che pensiamo  che questo tipo di strumenti possano avere un elevato grado di utilita’ se utilizzati per seguire delle precise idee di investimento, come quelle che portano ad implementare strategie di portafoglio esistenti. Inoltre, gli investitori sembrerebbero stiano dando buoni riscontri anche sull’aspetto della preservazione di capitale che il fattore di leva include.


ETFWorld: Per i vostri ETP avete scelto di non utilizzare la forma giuridica degli ETF ma di adottare la forma di strumenti finanziari di tipologia collateralised exchange traded securities. Perché avete adottato questa scelta e quali vantaggi o svantaggi pensate possa fornire, anche dal punto di vista fiscale, rispetto agli ETF?

Antonio SidotiPerche’ per la prima volta abbiamo voluto portare sul mercato italiano una piattaforma di ETP short e leverage a leva tripla su materie prime e azioni. Tale fattore di leva non poteva essere contemplato all’interno della struttura dell’ETF secondo l’attuale normativa UCITS. La nostra struttura che si concretizza in un titolo di debito, permette anche di investire su sottostanti non diversificati come singole materie prime. Relativamente alla fiscalita’, e’ necessario che ogni investitore si rivolga prioritariamente al suo consulente fiscale. Cio’ che posso aggiungere e’ che dalla regola che abbiamo compreso, i redditi che derivano dalla nostra struttura –  nella forma dell’Exchange Traded Commody –  se percepiti da persone fisiche che non svolgono attività d’impresa commerciale, sono da considerarsi “redditi diversi”.


ETFWorld:
Apparentemente per il fatto di essere strumenti a leva e non quote di fondi, i vostri ETP sembrano più indirizzati agli investitori retail che a quelli istituzionali. Ci può chiarire il vostro punto di vista?

Antonio Sidoti: Quello che possiamo dire e’ che questo tipo di strumenti possono essere utilizzati da investitori sofisticati attraverso differenti target. Infatti, le strategie di hedging, preservazione del capital e pair trading possono essere indicate per un ampio range di investitori sofisticati che vogliono implementare i loro portafogli.


ETFWorld:
Gli accordi di collaborazione tra emittenti di ETP e società prodotto sembrano essere il nuovo obiettivo da parte di molte case. L’inserimento dei propri ETP all’interno di veicoli creati da società terze che provvedono a immetterli sul mercato, sembra in effetti poter dare molte soddisfazioni a fronte di un minor sforzo commerciale. Ritiene che in futuro il mercato si svilupperà secondo queste linee o ha una diversa opinione?

Antonio Sidoti: Naturalmente, potrebbe essere una nuova forntiera ma il punto chiave rimane sempre lavorare secondo criteri di qualita’ e trasparenza per gli investitori. Di qualunque veicolo si tratti, sara’ cruciale permettere agli investitori di conoscere perfettamente costi, rischi e il modo in cui vengono calcolate le performance. In partenza tutti gli strumenti possono essere buoni e utili, quello che fa la differenza e’ come questi vengono costruiti all’interno.


ETFWorld:
Gli ETP stanno abbattendo molte barriere che sembravano invalicabili, conquistando sempre nuovi segmenti di mercato che sembravano essere totalmente refrattari a questi strumenti. I consulenti ed i promotori sembrano non subire il fascino esercitato da questi strumenti. Si arriverà ad un punto di svolta anche per questa importantissima categoria, oppure è una partita persa? Lei cosa ne pensa? 

Antonio Sidoti: Il punto di partenza sono sempre i bisogni dei clienti. Di qualunque professionista stiamo parlando all’interno del settore della consulenza, non penso che ci sia uno strumento buono per tutte le stagioni. Cosi’, generalmente i consulenti dovrebbero valutare tutti gli strumenti di investimento – naturalmente includendo gli Exchange Traded Product – e considerare quelli che siano piu’ in linea con il profilo del cliente parlando di rischi, appetito di rischio, costi, fattore di esposizione e sottostante da coprire. I flussi vengono sempre dai clienti e cio’ che la crisi recente ci ha insegnato, e’ che i clienti sono diventati sempre piu’ esigenti nella gestione degli investimenti.


Fonte: ETFWorld – Riproduzione Vietata in ogni forma anche parziale

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