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Invesco: Quadro generale: attenuazione del rischio

Jackson Paul Invesco ETF

Invesco: : Il 2019 è iniziato bene, sia per noi che per i mercati in generale. Ci aspettavamo un rimbalzo dopo la flessione a fine 2018, ma ora dobbiamo compensare dati economici più deboli del previsto, una crescita monetaria a malapena adeguata e rendimenti inferiori con posizioni politiche più accomodanti….

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A cura di Paul Jackson, Multi-Asset Research EMEA ETFs di Invesco


Non prevediamo una recessione quest’anno (e ci attendiamo i migliori rendimenti a medio termine per azioni e immobili), ma crediamo che si stia profilando all’orizzonte e continuiamo pertanto a diminuire gradualmente il profilo di rischio del nostro modello di asset allocation.

I rendimenti della maggior parte degli asset sono diminuiti rispetto alle nostre osservazioni di quattro mesi fa e i rendimenti obbligazionari rimangono in prevalenza molto bassi.

Crediamo che ciò limiti il potenziale dei rendimenti di portafoglio, soprattutto in un contesto in cui le principali banche centrali stanno riducendo i loro volumi di asset complessivi.

Continuiamo a ritenere che gli asset azionari e immobiliari presentino valutazioni atte a offrire rendimenti a medio termine migliori rispetto agli strumenti obbligazionari.

Il problema è che tali asset di “tipo azionario” esprimono performance insoddisfacenti in un quadro recessivo e abbiamo rilevato alcuni segnali preoccupanti (per esempio il calo delle vendite globali di auto). In effetti, i dati economici hanno sorprendentemente virato in negativo nelle zone economiche di nostro interesse.

Sarebbe pertanto molto facile arretrare su posizioni iper-difensive (liquidità e oro tendono a esprimere buone performance nelle fasi recessive).

Tuttavia, due fattori ci inducono a ritenere che non sia ancora giunta l’ora:

il primo è che a nostro giudizio l’economia statunitense non sta per cadere in recessione e

il secondo è che le autorità stanno adottando misure elusive.

Per quanto riguarda il ciclo statunitense, la storia ci insegna che quando utili e investimenti sono in aumento (come sembrano essere), una recessione è improbabile. Nei prossimi trimestri, monitoreremo attentamente la crescita degli utili statunitensi.

In termini di cambiamenti di politiche, la Fed e la BCE sembrano avere entrambe adottato una posizione più accomodante di quella che prospettavamo quattro mesi fa, ma dubitiamo che ciò possa avere un impatto rilevante sulle rispettive economie.

A proposito, siamo ancora convinti che la Fed aumenterà i tassi nella seconda parte di quest’anno, ma ora ci aspettiamo un rialzo nei prossimi 12 mesi, invece di due.

Il dato più importante è che la Cina ha lanciato una serie di tagli delle imposte per un valore che si aggira intorno al 2% del PIL e la People’s Bank of China (PBoC) sta gradualmente procedendo a un analogo grado di potenziale creazione del credito riducendo i coefficiente di riserva obbligatoria.

A nostro giudizio, tali misure hanno maggiori probabilità – rispetto a quelle della Fed e della BCE – di esercitare un reale impatto economico.

Di conseguenza, sebbene riteniamo che una recessione non sia imminente, si profilano segnali preoccupanti, con il tempo destinati ad avvicinarsi.

Stiamo pertanto riducendo il sovrappeso sul credito USA, sia investment grade (IG) che high yield (HY), diminuendo al contempo il sottopeso in debito governativo (incrementando le posizioni nel Regno Unito e in Giappone).

Continuiamo a sottopesare leggermente le azioni globali, ma riduciamo l’esposizione alla zona euro e ai mercati emergenti (ME), incrementando le esposizioni a Regno Unito e Stati Uniti. Manteniamo l’intera allocazione al cash e la ponderazione zero in materie prime (oro compreso).

Fonte: ETFWorld.it

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