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iShares: 1Q: Gli ETF obbligazionari eliminano i timori sulla liquidità

Gli investitori hanno navigato in mercati incerti utilizzando gli ETF obbligazionari per implementare decisioni di portafoglio attive – utilizzando prodotti con duration corta, a tasso variabile e con copertura alla luce di tassi crescenti e volatilità diffusa…….


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Brett Olson Responsabile Fixed income di iShares EMEA


I significativi flussi hanno dimostrato ancora una volta che il picco dei volumi scambiati degli ETF obbligazionari non ha avuto un impatto negativo sui mercati obbligazionari.

Affrontiamo i primi tre miti sull’indicizzazione del reddito fisso emersi dal confronto con gli investitori nel primo trimestre.

Evidenze globali

Come gestire il rischio: mentre molti investitori detengono ETF a lungo termine come posizione core dei portafogli, alcuni investitori utilizzano gli ETF anche per gestire il rischio di portafoglio in quanto l’incertezza geopolitica aumenta la volatilità del mercato e il potenziale impatto sulle economie globali. Ad esempio, il volume degli scambi di ETF nel 1° trimestre ha mostrato un’attività significativa nel segmento degli ETF sui treasury statunitensi, investment grade, mercati emergenti e high yield.

ETF High Yield testati… ancora: la volatilità dell’alto rendimento all’inizio dell’anno ha nuovamente dimostrato come gli ETF ad alto rendimento possano fornire una significativa liquidità incrementale al mercato high yield creando un buffer tra investitori e il mercato obbligazionario “over the counter”.

Nel primo trimestre sono stati negoziati ETF ad alto rendimento per un controvalore di 156 miliardi di dollari, con il 59% delle negoziazioni per l’iShares iBoxx $ High Yid Corp Bond (HYG) avvenute sul mercato secondario e senza la necessità di negoziare obbligazioni individuali sottostanti. Le controparti dei fondi HYG hanno negoziato 91 miliardi di dollari di esposizione HYG sulla borsa, lontano dal mercato delle obbligazioni over-the-counter, con spread di domanda / offerta significativamente più contenuti rispetto alla negoziazione delle singole obbligazioni sottostanti.

I primi tre miti sono stati eliminati nel primo trimestre

L’indicizzazione non è una questione di “attivo” o “passivo”. Si tratta invece di un modo efficiente per organizzare il mercato obbligazionario e promuovere un’efficace costruzione e gestione del portafoglio.

MITO 1: gli indici obbligazionari ponderano maggiormente gli emittenti più indebitati, ovvero i più rischiosi.

Nel mercato delle obbligazioni societarie, le società più grandi tendono ad essere i maggiori emittenti, ma vantano anche maggiori basi patrimoniali e ricavi per servire quel debito. Inoltre, le aziende più grandi in media sono più sane delle piccole imprese.

MITO 2: gli indici obbligazionari non possono essere flessibili o agili, privando quindi gli investitori di opportunità tattiche a breve termine o di protezione da mercati avversi.

Gli investitori possono utilizzare investimenti indicizzati multipli, come gli ETF, per creare portafogli personalizzati e soddisfare le loro specifiche esigenze di investimento. L’ampliamento della gamma degli indici a reddito fisso, dei fondi indicizzati e degli ETF che fanno riferimento a questi ultimi, offre agli investitori un crescente grado di precisione. Gli investitori possono scegliere tra ampie esposizioni multisettoriali o segmenti specifici del mercato (quali corporate investment grade, titoli ad alto rendimento o del debito dei mercati emergenti) per ottenere un maggiore controllo sulla duration e sull’allocazione di asset/settore.

MITO 3: I gestori di indici sono acquirenti e venditori forzati di indici inefficienti che si limitano a ribilanciare alla fine del mese.

I fondi indicizzati sono gestiti da gestori che adottano un processo di investimento più flessibile rispetto ai benchmark che seguono. Questo processo consente loro di evitare situazioni di acquisto o vendita forzate e consente loro di partecipare al segmento delle nuove emissioni. I gestori di portafoglio indicizzati prendono decisioni attive per mitigare l’errore di replica e fornire rendimenti indicizzati.

Guardando avanti…

Osserviamo che molti investitori nel reddito fisso guardano al di là del mercato interno e si orientano verso esposizioni globali a fini della diversificazione, rendendo quini importante un’efficiente copertura valutaria.

In Europa, gli investitori in ETF continuano a beneficiare degli obblighi di reporting delle negoziazioni introdotti MiFID II, che forniscono chiarezza sui flussi di investimento negli specifici segmenti e indicazioni per coloro che vogliono conoscere i livelli di liquidità dei prodotti in cui hanno intenzione di investire. Da inizio 2018, abbiamo registrato un aumento del 60% dei volumi negli ETF obbligazionari di iShares a livello EMEA rispetto ai livelli del 2017.

C’è ancora spazio per una ridefinizione e modernizzazione degli investimenti a reddito fisso: al di là dell’annoso e stentato dibattito “attivo vs passivo”, gli investitori stanno ripensando i loro investimenti a reddito fisso e orientando la bussola del rendimento tra esposizioni alfa, indicizzate e fattoriali.

Prevediamo una conferma della domanda di un accesso economicamente vantaggioso all’Indice Bloomberg Barclays US Aggregate Bond, benchmark ampiamente utilizzato anche come parte strutturale di molti portafogli clienti. L’ETF di iShares Global Aggregate Bond, lanciato 5 mesi fa, ha recentemente superato un miliardo di dollari di asset.

Fonte: ETFWorld.it

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